Le grandi feste di primavera a Scicli

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Sicilia
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Febbraio 21, 2016
Domenica 20 marzo comincia la grande primavera sciclitana, caratterizzata dalle meravigliose e uniche feste di primavera, tutte entrate a far parte del R.E.I. nel 2011, il Registro delle Eredità Immateriali della Regione Siciliana patrocinato e protetto dall’UNESCO per sottolineare, se ce ne fosse ancora bisogno, il loro immenso valore culturale, sociale e religioso. Le feste di primavera sono la Cavalcata di San Giuseppe, i riti della Settimana Santa, la Pasqua e la festa dalla Madonna delle Milizie; di solito è la Cavalcata, la celebre infiorata a cavallo, ad aprire le feste di primavera ma, quest’anno, per via della Pasqua bassa e della conseguente concomitanza fra i festeggiamenti in onore di San Giuseppe e la Domenica delle Palme, si comincerà, appunto, da quest’ultima. La Domenica delle Palme è l’inizio di un percorso mistico, intimo, spirituale che conduce sciclitani e ospiti viaggiatori, credenti e non, attraverso un viaggio esperienziale pieno di emozioni e suggestioni, alla Pasqua, rendendo veramente nostro il viaggio dalla vita, alla morte, alla resurrezione di Cristo. La Domenica delle Palme a Scicli è la giornata dedicata all’Addolorata di Santa Maria la Nova, verso la quale gli sciclitani tutti professano devozione assoluta lungo una processione commossa e raccolta, da alcuni compiuta a piedi scalzi, che muove dalla Chiesa di Santa Maria la Nova nel pomeriggio per tornarvi a tarda sera dopo lo spettacolo dei fuochi artificiali. Stesso animo è proprio dell’Addolorata di San Bartolomeo, ‘U Cricifissu, che parte, però, dall’omonima chiesa nella giornata del Martedì Santo. Novità di questi ultimi anni è la Via Crucis vivente che si svolge in notturna il mercoledì prima di Pasqua, dalle 20.00 in poi, lungo le strade del centro storico di Scicli. Giovedì sera è la volta dei Saburcara, riproposizione figurata dell’Ultima Cena di Cristo, che sono presenti in diverse forme davanti agli altari delle varie chiese della città. I Sepolcri vanno sempre visitati in numero dispari come vuole la tradizione. La sera del Giovedì Santo è, poi, assolutamente da visitare la chiesa rupestre del Calvario, ricavata nella roccia durante la prima metà del cinquecento e nella quale si può trascorrere una notte di intima preghiera recitando il Dies Illa. I riti della Settimana Santa proseguono il venerdì con la silenziosa e dolorosa processione dell’Addolorata di San Giovanni, già dell’Ospedale, insieme al fercolo del Cristo Morto proveniente da Santa Maria la Nova, nella quale si è consumata la messa solenne e il rito della Scisa a Cruci. Il silenzio che avvolge la città da questo momento diventa fragoroso e felice frastuono la mezzanotte della domenica quando all’interno della Chiesa di Santa Maria la Nova si consuma la Resuscita e il Gioia, il Cristo Risorto, saluta la sua città devota benedicendone i nati nell’ultimo anno grazie al rito del Crisci Crisci. La domenica di Pasqua è il giorno più importante dell’anno per Scicli e gli sciclitani, un tripudio unico di fede, felicità e idolatria che ha pochi paragoni: in una città impazzita L’Uomu Vivu “barcolla, traballa, sul dorso della folla”, come ha scritto e canta il grande cantautore Vinicio Capossela, dall’ora di pranzo fino a notte fonda in un crescendo costante di emozioni sempre nuove e senza fine. La Cavalcata di San Giuseppe rappresenta un appuntamento immancabile per gli sciclitani. Solennità che affonda le sue radici nella notte dei tempi, coniugando riti e simboli pagani insieme alla tradizione cristiana, la festività ricade quest’anno il 2 e 3 aprile, proprio all’inizio della primavera quando, anticamente, venivano celebrati i vecchi riti propiziatori per assicurarsi un buon raccolto e auspicare il risveglio della natura con l’avvento della bella stagione. Protagonisti della festa sono infatti simboli come il fuoco, il fiore, il cibo, tramutati di significato e utilizzati per evocare, guidare e salutare la fuga in Egitto della Sacra Famiglia. La trama della festa è molto semplice e lineare. Radunatisi davanti il sagrato della Chiesa di San Giuseppe, i cavalli vestiti con grandi bardature decorative composte da profumatissime violacciocche (‘U balicu) e la Sacra famiglia vengono benedetti dal parroco e cominciano il loro tragitto nella città, accompagnati dalla luce dei falò (i pagghiara) che vengono accesi poco prima del loro passaggio e al grido di “Patrià..Patrià..Patriarca!!!”, sottolineato dal frastuono dei campanacci che ornano i cavalli. Alla fine del tragitto, conclusa la cavalcata, attorno ai falò le persone radunate per l’occasione si intrattengono in banchetti con carne e squisiti carciofi arrosto, accompagnati da un buon vino. Le bardature dei cavalli, inoltre, concorrono fra loro e alla fine della serata viene stilato un podio e una classifica con premi in denaro. La festa di San Giuseppe prosegue poi la domenica quando il simulacro del santo viene portato in processione dalla omonima chiesa verso le principali vie di Scicli e, in serata, nella quale davanti al sagrato della chiesa si consuma la tradizionale “Cena di San Giuseppe”: un’asta in piena regola di prodotti della terra, dell’artigianato ed enogastronomici offerti dai fedeli. La festa di Maria Santissima delle Milizie (Maria re Mulici o Maria Mulici in dialetto) conclude il trittico delle tre grandi feste religiose di primavera che si svolgono a Scicli, celebrandosi l’ultimo sabato di maggio. Niente può fermare la fede, la devozione, la tradizione e l’amore di Scicli nei confronti di Maria Santissima delle Milizie, la rievocazione storica racconta (basata sul testo originale di Giuseppe Pacetto Vanasia del 1933) il celeberrimo e miracoloso fatto d’armi che nella primavera del 1091 sulla Piana di Milici, presso Donnalucata, vide contrapposti gli eserciti dell’Emiro saraceno Belcane da una parte e del Gran Conte normanno Ruggero I d’Altavilla, spalleggiato dagli sciclitani, dall’altra. Scontro risolto a favore di questi ultimi grazie all’intervento miracoloso della Vergine in groppa ad un cavallo bianco e con spada sguainata, quando tutto faceva pensare a una disfatta per mano saracena. Come detto, la rievocazione si svolge l’ultimo sabato di Maggio e a Piazza Italia viene eretto un castello che fa da scenografia ai fatti che precedono la battaglia (l’arrivo delle nave dell’Emiro, le trattative fra gli emissari dei due eserciti, le esortazioni all’Emiro di desistere dai suoi propositi da parte di varie figure sciclitane), alla battaglia vera e propria e all’apparizione della Vergine. Dopo la rievocazione, il simulacro (risalente alla seconda metà del settecento) attraversa in processione le vie della città, seguito dal corteo storico in costume. Narrata da Elio Vittorini,  inserita  nel calendario regionale dei Grandi Eventi della Regione Sicilia, la festa negli ultimi anni si è avvalsa per la sua rappresentazione sacra di attori di livello nazionale come Carlo Cartier, Roberto Nobile, Massimo Leggio (che ne è stato anche il regista), Roberto Alpi (il Gran Conte Ruggero nel 2011) e Daniele Pecci (l’Emiro Belcane nel 2012). La Madonna delle Milizie è  Patrona Civitatis e sul luogo della battaglia è edificato un santuario-convento, costruito tra il 1093 e il 1098, ampliato nel 1391 e ricostruito interamente nel 1721. Dotato di una torre-campanile bizantina dell’800 d.C., contiene al suo interno l'impronta impressa sulla pietra del piede della Madonna. La festività si condisce (è davvero il caso di scrivere così) di un avvenimento gastronomico importante come quello della Sagra della Testa di Turco, il tipico dolce sciclitano collegato alla tradizione della battaglia, a forma di turbante arabo, ripieno di crema pasticciera o ricotta vaccina dolce con cannella e cioccolato. Un tempo era consumata, come una sorta di trofeo ideologico, alla fine della rievocazione della battaglia. Secondo alcune fonti realizzato stranamente dai vinti e non dai vincitori, in altre parole da quegli arabi che lasciarono come loro testamento culturale le pratiche dolciarie già introdotte durante il loro regno in Sicilia, la testa di turco, per questo, si può definire il trofeo dei vinti. Differenti versioni raccontano di una matrice sciclitana del dolce, dato in regalo agli sconfitti prima che riprendessero in mare o, ancora, accezione più comune fra le persone, ma più macabra, la testa di turco non sarebbe altro che la trasposizione in cibo dei trofei di guerra normanni, ovvero le teste mozzate dei saraceni. In primavera, Scicli vi aspetta in occasione degli avvenimenti più importanti dell’anno: un’esperienza da vivere, capace di far assaporare la vera identità della Sicilia nelle sue molteplici sfumature. La foto di copertina è di Andrea Scarfò.

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