Monterosso Almo

Monterosso Almo
Monterosso Almo

Tra i borghi più belli d'Italia, Monterosso Almo, è il comune più alto dei Monti Iblei. E' tra i comuni montani della provincia di Ragusa, vicino a Giarratana e Chiaramonte Gulfi. Nella notte dei tempi la necropoli di Calaforno e l'abitato di monte Casasia, scoperti negli anni '60, dimostrano infatti come il territorio sia stato abitato da popolazioni sicule. L'ipogeo di Calaforno è stato inilzialmente usato come luogo di sepoltura, poi come luogo di abitazione e nel periodo romano come luogo di rifugio dei cristiani. Queste popolazioni in seguito alle incursioni dei greci si ritirarono sui monti interni, dando vita ad altri centri. In una zona situata sulla strada Vizzini-Monterosso si trovano le grotte dei Santi con alcuni affreschi bizantini, che sono state abitate nel periodo delle persecuzioni cristiane. Nel 1168 il paese appartenne a Goffredo figlio del Conte Ruggero. Già il paese aveva una fisionomia e un certo numero di abitanti e prese il nome di Monte Jahalmo. Successivamente il paese appartenne al conte Enrico Rosso che costruì un castello presso la contrada Casale del quale si è persa ogni traccia. In seguito alle nozze di Enrico con la figlia di Federico Chiaramonte, il paese entra a far parte della Contea di Modica e in questo periodo prende il nome di Monterosso. La cucina monterossana merita un grande tributo è semplice e gustosa ma soprattutto genuina poiché utilizza a seconda delle stagioni i prodotti locali. Tipici sono i deliziosi dolci alle mandorle, “i marmarati”, “i maretti” fatti soltanto di mandorle, “i totò” che oltre alle mandorle contengono cioccolato e torrone con miele e zucchero. Presso i panifici e biscottifici locali è possibile gustare anche altri squisiti biscotti, come “i viscotta  scaurati” (bolliti), “i firringozza” (simile al savoiardo), i biscotti al latte per una buona colazione. Degno di nota i biscotti "parigini" con marmellata di ciliegie, ricetta antica. Il pane è la specialità di Monterosso, a pasta dura o “u scacciuni” che ancora caldo, lo si inzuppa con olio, origano e col “cappuliatu”, pomodoro essiccato al sole. Notevoli le produzioni di diversi cereali, in particolare il frumento, e di legumi tra cui “u ciciruocculu”, la cicerchia, ormai rara e quasi del tutto sconosciuta alle nuove generazioni, con la cui farina si preparano “i patacò” con verdure come cavoli o broccoletti. Fra i primi tipici si trovano “i cavatieddi”, cavati, pasta fatta in casa, arrotolata con le dita e condita con il sugo di maiale oppure i ravioli di pasta fresca con il ripieno di ricotta fresca locale. Per le carni c’è un’ampia scelta, la salsiccia, la carne arrostita di cinghiale, agnello o maiale e per la festa del Patrono “u iaddu chinu”, gallo ripieno con carne, riso e varie spezie. Caratteristici le “pastiere”, pasticcetti di carne tritata di agnello e capretto conditi con pepe, formaggio, uova, nonché le “’mpanate”,  (rustici) farcite con spinaci, salsa, ricotta, carne, broccoli e salsiccia, fave ecc. Da non dimenticare l’eccellente miele di zagare, di satra (timo selvatico), millefiori e le ottime confetture di marmellate, specie di mele cotogne e la mostarda preparata con il mosto di vino. E per le ricorrenze speciali, le cassate di ricotta a Pasqua, le “crispelle” per San Martino, i ravioli di ricotta e la “pagnuccata” per carnevale.

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